Qualche mese fa uscì un’improvvida intervista di Maria De Filippi riguardo alla nuova edizione di “Amici”. Mentre presentava la trasmissione con quella che doveva essere un’appendice riguardante i Big, disse che doveva aiutare Marco Carta a “riacchiappare il successo”.

Bastarono quelle tre parole per scatenare da parte dei fan concorrenti una ridda di ipotesi tutte negative: Marco è raccomandato, deve vincere lui, non ha più un pubblico che lo segue, se non vince questo “Amici” è finito etc. etc.

Questa finale ha ampiamente dimostrato che quel povero Cristo di Carta ha fatto per mesi la figura del protetto dalla Sanguinaria, per cui ogni suo successo al televoto è stato fatto passare per un favore della produzione – e alla fine oltre al danno di immagine è anche stato sbattuto fuori dalla finalissima grazie ad un accordo che di onesto ha davvero poco (d’altra parte, ne aveva già fatto le spese Valerio). Ma anche prima, ci hanno provato in tutti i modi: negandogli il televoto quando lo poteva favorire, concedendoglielo quando tutti gli altri (meglio: tutte le altre) si erano accordate per farlo fuori, facendogli ottenere una serie innumerevole di “golden” per poi non farle valere che nulla.

Tutto alla faccia delle cartine, che ordinate, tranquille, serene (mica come certi fan che proprio ieri sera addirittura arrivavano alle botte, oltre ad essere famosi per non fare altro che “buuuu” a tutti coloro che rischiano di mettere in ombra la loro prediletta), hanno votato, contando solo su loro stesse, hanno votato e speso tantissimo, solo per il piacere di vedere il sorriso sul volto di Marco.

Il quale, dal canto suo, ha sopportato che, ogni qual volta arrivava sul palco, qualcuno (quello stesso qualcuno che aveva annunciato che lo avrebbe supportato e che poi, qualche giorno fa, ha anche dichiarato di essergli tanto, ma tanto affezionato) lo apostrofava in tutti i modi: nervoso, teso, inebetito, istupidito, quello che ne combina sempre una, etc. etc.

Per non parlare dei giochini dei giornalisti, tutti insolitamente proni davanti al trio delle sgallettate, finché, poi, qualcuno tra quei pennivendoli è arrivato in finale (rigorosamente di venerdì, caso mai qualcuno ascoltasse) anche a immaginare di dargli un contentino: “sei diventato più bravo che a Sanremo”, quando, per dirla tutta, Marco ha sempre cantato su quel maledetto palco (meno che negli ultimi due giorni a Verona) col freno a mano inserito, col cuore in gola, con la preoccupazione: mai tranquillo, mai sicuro, mai col sorriso disarmante che ha sempre.

E poi, mentre finalmente anche lui erompeva in un pianto sincero (quello che ha caratterizzato le poche anime belle della trasmissione, non quello telecomandato delle Presta-girls), quei simpatici figuri, liberati improvvidamente dal plexiglass, ma non dai loro squallidi preconcetti, aggiungevano, come fosse per lui un merito, che lui aveva sempre accettato serenamente le critiche e che non s’era mai ribellato.

In questo mondo alla rovescia dove avere talento ed essere sinceri significa dover patire l’umiliazione, Marco è stato apprezzato solo perché non ha parlato, solo perché è stato supino, quando a dirla tutta ci sarebbero invece miliardi di motivi, tutti validi, per raccontare a tutti il suo talento gigantesco.

“Amici” si è ancora una volta dimostrato una puzzoneria. Dopo questa ennesima figuraccia, che fa il paio con Gerardo incoronato ieri vincitore (uno che, se è stato chiamato Bronchenolo, qualche motivo ci sarà), dopo un SOLO televoto (perché fino a quel momento nessuno s’era mai osato di sottoporlo al vaglio del pubblico da casa, MAI, nemmeno una volta sola in tutto quanto l’anno – ciò che NON è MAI successo prima ad “Amici”), con quale faccia Maria De Filippi e tutto il suo cucuzzaro si ripresenteranno l’anno prossimo per una nuova edizione?

E con quale faccia Dondoni, che si fa fotografare su twitter assieme all’agente della divetta Lucio Presta, potrà ancora scrivere di televisione e di musica?

Con la stessa con la quale, s’immagina, usa il latino.

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