E’ un periodo particolarmente buono per le radio italiane. Prima, RadioDJ ha giubilato Platinette, tra l’altro guadagnando ampiamente in spazio e risorse umane. Ieri, o l’altro ieri (ormai per me il tempo che passa “è un’altra cosa”, tanto per fare una citazione dotta), Valerio Scanu ha fatto schiumare di rabbia la Lucarelli.

Se Linus, poi, mi libera anche di quel tipo che qualcuno chiama Savino, faccio la danza della pioggia nudo dalla contentezza.

Ma per ora tutto il mio godimento sta nell’aver sentito Selvaggia annaspare, in radio, mentre tutta gongolante credeva di mettere alla sbarra il cantante che l’ha fatta uscire dall’anonimato e ritornare famosa (o meglio famigerata), Valerio Scanu.

Quella poveretta, infelice epigona di una donna che sapeva anche far ridere, ormai anni fa, ora travestita da maestrina dalla penna rossa, con il twitter in mano per mantenersi in vita, era tutta convinta di avere a che fare con un troglodita, poco avvezzo a parlare in pubblico. Pare che andasse in giro per la radio “ballando tacchi a spillo tra la pioggia” (altra citazione dotta), immaginando che spremere Valerio come un limone sarebbe stato semplice come bere un bicchiere d’acqua o un caffé.

E invece, povera cara, quel caffé le è andato giù un po’ troppo bollente per la sua dolce epiglottide. L’infelice, infatti, invece che fare il mestiere della giornalista musicale (peraltro, lei non riesce nemmeno a fare quello della giornalista tout court), si lanciava in simpatiche battute su capelli e quisquilie, sulle quali la sua dottrina pare essere particolarmente forte. A scuola, dicono le male lingue, nonostante il sei scarso in italiano, la Selvaggiona aveva un 8 pieno in economia domestica e un 9 in colorimetria e in piega con becchi d’oca.

E così, siccome stava intervistando un cantante, è riuscita a chiedergli di tutto tranne che di musica. E dico “siccome” perché sono ironico – giusto perché la cosa sia chiara.

Ma il momento migliore dell’intervista è arrivato quando la fanciulla troppo cresciuta s’è lanciata in una domanda che lei immaginava sarebbe stata scioccante per Valerio: “Sei gay o non sei gay”.

E qui dovremmo aprire una simpatica parentesi – e chi se ne frega, se è gay o meno? Hai intenzione di provarci e vuoi sapere se il tentativo andrà a buon fine? Stai pensando di portarlo all’altare, cara Selvaggia, nonostante lui abbia quei venti-trenta anni di meno? Oppure hai intenzione di mettere la sua fotografia sopra il tuo solitario letto da avvizzita zitellona, tra quelle di Elton John e di Tiziano Ferro, sotto la dicitura: “quelli che mi sarei anche fatta, ma non c’è storia”?

Perché, mia cara Selvaggia, ormai attempata signora, mi sa che non ci sarebbe storia comunque.

E, mentre a me fremevano tutti i chakra e pensavo a come sarebbe stato bello conoscere la tecnica del rasengan da usarle contro, Valerio nemmeno per un attimo si faceva prendere dal panico o dall’agitazione come la matrona twitterante avrebbe voluto. E no, perché evidentemente lo Scanu non è mica uno scemo qualunque, o uno che canta benissimo, straordinariamente bene e poi non sa spiccicare parola.

No, mia cara Selvaggia “dai mille colori dei fiori” (altra citazione dotta che sicuramente lei apprezzerà, vista la sua cultura bambinesca), Scanu ti ha messo all’angolo. Tu ti aspettavi l’outing? Ti aspettavi che lui avrebbe interrotto la comunicazione, mettendosi a balbettare come un grandefratellino di quelli che frequenti?

Eh no, si vede che conosci poco Valerio.

Il quale, tanto per gradire, non s’è scomposto nemmeno per un attimo. E anzi ha detto qualcosa che mai ti saresti aspettata: che lui ancora non s’è innamorato di un uomo (e qualche tempo fa aveva detto la stessa cosa, povera Lucarellona mia, in modo assai generale), ma che, se gli dovesse succedere, che male ci sarebbe? L’importante è essere felici.

E con questa dichiarazione onestamente spero che le varie Selvagge di turno, quelle poverine che confondono il giornalismo col gossip e che magari nemmeno hanno una laurea in lettere, abbiano finalmente capito che il loro lavoro è altro dalla sentina in cui l’hanno infilato e nella quale si sono infilate pure loro, testa e cuore, giusto per chiarire.

E vorrei tanto aggiungere che da gay (visto che questa è la mia identità sessuale) ho apprezzato molto che qualcuno dica al mondo intero, seppure su una radio piccola e rivolgendosi a una persona ancora più piccola, che amare non è una prerogativa dell’essere eterosessuale né tantomeno lo è la felicità.

 

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