Valerio Scanu è un fenomeno. Punto e basta. Chi non ci crede o non l’ha mai sentito cantare o è in perfetta mala fede.

Valerio Scanu è un fenomeno “mediatico”. Punto e basta. Scrive su twitter, gli arrivano centinaia di messaggi, alcuni gentili, altri ridicoli, altri ancora solo beceri, della beceraggine che può essere coltivata solo da animi disumani.

Valerio Scanu è amato e odiato. Schiere di fan dai nomi versicolori lo difendono ovunque a spada tratta. Schiere di nemici si assiepano sul bordo della sua sponda mediatica e provano, ora in un modo, ora in un altro, a rompere le uova nel paniere. Tecnica collaudata: sporca, sporca, qualcosa resterà. Non basteranno le belle canzoni, le prove proibitive, i video su youtube: un po’ quell’immagine sarà lordata. Del resto, è arrivato troppo in alto – ergo io, che non capisco niente di musica, che non compro un disco dal lontano 1920, che non so nemmeno che adesso ci sono i cd, ne parlerò male a prescindere, così, tanto per.

D’altra parte, tanti nemici, tanto onore. L’importante è essere in grado di stabilire dove sia la buona critica, dove sia quella cattiva. In genere, quando essa è poco argomentata, o argomentata in modo assurdo (“dovevi essere più liberatorio”, sì, ottimo giudizio, soprattutto espresso in un italiano aggraziato), essa è semplicemente cattiva.

Ma poi ci sono i fan. Anche loro, qualche volta, si mettono di traverso: per eccesso di affetto, per eccesso di amore, ma pur sempre per eccesso. E ci sono quelli che godono solo a leggere mentre Valerio scrive una faccina su twitter, o quelli che vanno in brodo di giuggiole se in un’intervista sorride (d’altra parte, ha talora un sorriso talmente disarmante…).

E ci sono quelli che, invece, vorrebbero sempre sentirlo parlare solo di musica: vederlo ritratto sulla rete mentre studia uno spartito o un libro per dare un esame all’università. Sono gli stessi che storcono il naso se “si permette” di sorridere con un’amica che sta dall’altra parte del mondo, o se risponde con un tantino di acredine a qualche detrattore.

Sono gli stessi che vorrebbero che non cambiasse più pettinatura, che si vestisse sobriamente, che non facesse più dichiarazioni sui capelli o su un suo possibile futuro da parrucchiere.

Sono gli stessi che ora hanno dichiarato guerra: non lo seguiremo più, dicono; non ci importa se sia bianco o nero, dicono (lo diceva già Catullo, giusto per dire); non ci importa se sia innamorato di Alessandra, o se abbia un figlio con lei, o se siano stati mai insieme o se sia stata solo una montatura, o chissà che altro.

Ma intanto ne parlano, ne twittano, magari tra loro, magari in separata sede, magari senza dare nell’occhio. Ma intanto, bruciano e chiacchierano (lo diceva già Catullo di Lesbia che parlava male di lui col marito, ma poi a lui tornava, e non vorrei dire per quale motivo).

Non sono fan, sono innamorati delusi.

Sono talmente innamorati di Valerio Scanu (e caspita se li si può capire: come si fa a non innamorarsi di una “voce” così?) che non riescono a concepire che l’altro Valerio Scanu, quello che deve vivere e sopravvivere in questo mondo, è un ragazzo, maturo intendiamoci, ma pur sempre un ragazzo, che, quando gli scappa, scrive che ha la faccia da BIRR e che prende le fotografie anche a quello che sta per mangiare. Come tanti ragazzi, anche più grandi, e come tanti adulti, ancora più grandi perlomeno anagraficamente, che pensano così di eternare qualcosa della loro vita sulla rete, riscattandosi dall’anonimato.

Io, che nell’anonimato vivo, e che ci sono voluto tanto restare che ho anche finito per accantonare l’idea di un canale youtube dedicato alle mie recensioni, non capisco particolarmente quest’ansia di esserci, di dimostrare il proprio amore anche attraverso l’arrabbiatura.

Però, capisco che così non è giusto che quelle due parti continuino ad andare avanti, perché non sarebbe logico, ma proprio per niente. Dobbiamo accettare che Valerio Scanu sia un fenomeno, che sia un fenomeno multimediale, che sia l’obiettivo di una polemica assurda e pretestuosa, che sia stato il motore primo e unico di una trasmissione dai dubbi ascolti la quale senza di lui (e senza Marco Carta) nemmeno ci sarebbe stata.

Dobbiamo accettare che sia un ragazzo, maturo per la carità, ma pur sempre un ragazzo che in mezzo a tante cose serie che fa (il canto, lo studio, la famiglia) ha pur sempre bisogno di divertirsi e fare il ca**one, simpaticamente parlando, facendosi la foto in bagno, magari cogli addominali scoperti, magari con i capelli crestati di giallo oro, magari con gli occhiali a forma di elefante.

E, una volta accettato che Valerio è quello che è, e non è solo Valerio Scanu, forse bisognerebbe anche capire che ogni tanto ha bisogno di tirare fuori le unghie, di urlare che vuole un po’ di leggerezza, o che vuole, come tutti a questo mondo, un po’ d’amore e basta.

Un po’ d’amore senza giudizio o pregiudizio.

Confido nel fatto che, trattandosi da entrambe le parti di persone ragionevoli, prima o poi trionfi il buon senso.

Questo spazio è aperto proprio e solamente per questo: chi vuole scriva, argomenti, risponda, mi dia dell’ignorante e del becero. Ma parlate, parlate soprattutto tra di voi. Magari anche con me. Ma soprattutto tra di voi. Non c’è il rischio che questo blog vi usi. Lo sapete, fin da quando mi avete letto per la prima volta. Stavolta, ancora più che in altre circostanze, io sono qui per capire e farmi capire.

La mia mano è sempre tesa a chi, con gentilezza, la vorrà prendere.