Un certo talento di interprete Renzo Rubino ha dimostrato ampiamente durante quest’edizione di “Sanremo”. Ma la sua canzone ha fatto tanto parlare soprattutto per via della tematica che affronta, quella di un amore tra due uomini.

In realtà, non è questa una grandissima novità. A Sanremo gli “amori diversi” sono stati raccontati in tanti modi, perfino in inglese, tanto per gradire. Non pare, tra l’altro, che questo nuovo pezzo abbia una sua pregevolezza, se non nella voce intensa di questo ragazzo, capace di raccontare drammaticamente e insieme con leggerezza una storia, tra l’altro, autobiografica.

Gli autori (Oronzo Rubino e Andrea Rudini) non sono nemmeno riusciti a uscire dai soliti stereotipi. L’uomo senza curve, il macho, la solita banale sessualità come strumento di passioni clamorose: qualche volta, oltre il film porno, sarebbe bello vedere anche due gay prendersi per mano, senza dover per forza essere trascinati da un amore diverso perché eccessivo, o eccessivo perché diverso.

Le parole, poi, sono imbarazzanti, come mostrano a sufficienza le rime insistite e inconsapevolmente comiche (“e toccami fiero/ con un soffio leggero”), le scelte lessicali démodé (“Io me ne vo/ un postino diventerò”), i passaggi a vuoto di alcuni passi testuali (“e non c’è pericolo per il ciao mamma,/ ciao papà”), motivati probabilmente dalla ricerca della rima a tutti i costi, soprattutto quella facile in vocale tronca.

Insomma, tutto fuorché un capolavoro. Ovviamente il premio della critica è andato a questo pezzo.