Marco Mengoni è bravissimo. Un interprete formidabile, geniale, speciale. Scrive con raffinatezza. Quasi qualsiasi cosa passi attraverso la sua voce acquista un valore specifico. Pochi sono in grado, tecnicamente, di fare quel che fa lui.

Marco Mengoni ha una marcia in più. E’ pure simpatico. Sembra l’umile ragazzo di campagna portato alla ribalta da una celebrità meritata. Ha l’aria dello svampito: quando canta, è coreografico, anche senza muoversi. Gli occhi paiono bistrati, anche quando non lo sono.

Marco Mengoni ha vinto l’ultimo festival di Sanremo. Eppure tutti dicono che la sua canzone è orecchiabile, ma scontata, facilotta, festivaliera. “L’essenziale”, aggiungono, è un pugno nell’occhio, un pezzo di Casalino, l’ha scritto uno che scrive per gli altri dei talent. Ma quando uscirà, Mengoni, dalla trappola di “X-Factor”, quando crescerà, quando vorrà diventare qualcosa di veramente nuovo… Sembra che sia uno dei tanti (dicono), uno di quelli che se non ci fosse stata la tv…

E no, carissimi critici alla camomilla (e carissimi fan incontentabili), smettiamola, ma smettiamola davvero con queste etichette, con queste parole al vento, con queste fesserie. Marco Mengoni non deve cambiare niente del suo percorso. Non è più lo stesso di X-Factor: nel frattempo, dovreste saperlo, ha pubblicato e partecipato a un altro Sanremo.

Marco Mengoni ha provato altre strade: magari voi non l’avete nemmeno notato, visto che vi occupate solo di Sanremo e basta, come se la musica si riassumesse solo in quei quattro-cinque minuti.

Ma avete ascoltato, perlomeno, l’ultimo album? Il tentativo di intraprendere una strada diversa è tutto lì, magari non è riuscito, magari qualche volta ha strafatto. Ma c’è.

E avete ascoltato il senso della canzone “L’essenziale”? Non avrete sbagliato a interpretare quel titolo, che invece è l’annuncio di un nuovo e altro stile, senza fronzoli, senza rincorse folli, ma appunto “essenziale”?

Se invece non avete fatto nessuna di queste cose, lasciate il genio cantare. Lasciate che il genio faccia ancora il suo miracolo.

E voi assistete, con l’unico neurone che vi resta nella mente, al massimo inebetiti.