Non si può che restare strabiliati dalle prove che ogni tanto, seppure nella sordina dei grandi mezzi di comunicazione, riescono ad emergere tra le interpretazioni di Marco Carta. Una di queste rare perle di bravura è “Scelgo me”, una delle canzoni più triste e appassionate che io abbia mai ascoltato in quest’ultimo anno così povero di emozioni.

“Siamo un mare di cenere”: questo verso, talmente bello e potente, poteva essere il giusto epitaffio a tutto un mondo (il nostro) che brucia su se stesso, che non riesce a trovare soluzione ai propri problemi. Tanto che, come dice la canzone stessa: “è tutto inutile/ così non può girare”.

Nella finzione della canzone, però, il messaggio è più limitato: Marco canta a proposito di una storia d’amore senza futuro, senza richieste, senza più parole da condividere. Tutto è stato bruciato dalla passione e lui, come tanti di coloro che hanno amato davvero, si sente incapace non solo di continuare il rapporto, ma forse di continuare qualunque rapporto.

E allora la soluzione sta forse nello scegliere se stessi, nell’essere egoisti, nel trovare in se stessi la propria soluzione, il proprio obiettivo. Sarà questo anche un messaggio in negativo, di chiusura, un’opzione di isolamento, ma bisognerà ammettere che, quando “tutto è inutile, /così non vado avanti”, forse è anche il passato che deve essere lasciato alle spalle, visto che “non ho più niente/ niente da regalare”.

In questo alternarsi di disperazione e di confessione dei propri sentimenti, Marco si muove con dinsivoltura, con grande capacità di scegliere il tono giusto, la solennità o il casual, tutto quello che forma un grande talento, che ancora stupisce, quando invece sta solo confermando quanto sia immenso.

Aggiungo, solo, ma solo per me stesso, che un giorno vorrei poter non sentire tanto mio uno dei versi meravigliosi di questa canzone preziosa:

Sono fatto a misura per avere paura.