Sono un uomo troppo gentile, me lo dico sempre. Ieri, fino a tarda notte, e tra l’altro fino a stamattina, se ho letto bene, uno dei miei più recenti post, dedicato all’interpretazione di “Minuetto” da parte di Valerio Scanu, è stato preso di mira da tre-quattro affiliati di un sedicente club, Flottarmata, nato per sostenere il talento di questo ragazzo e poi passato a cercare di denigrarlo.

L’attacco s’è sostanziato di un frasario spesso poco comprensibile e di accuse assurde o relativamente poco motivate che a quanto pare gli adepti di Flottarmata già da qualche mese utilizzano contro Valerio.

Rispondere a tante e tali dichiarazioni reiterate come un mantra avrebbe significato naturalmente attribuire ad esse lo statuto di dichiarazioni in qualche modo considerabili. Ieri io, povero me, l’ho fatto, non conoscendo l’identità di quei tre o quattro membri del suddetto club e quindi non potendo fermarli.

Faccio ricorso alla memoria di chi mi segue per ricordare che io, che sono, torno a dire, uomo troppo gentile e poco motivato dall’astio, avevo pubblicamente chiesto a questi affiliati di intervenire e spiegare in questo spazio le loro ragioni. Una sola gentilissima utente l’ha fatto e s’è spiegata senza che nessuno le desse addosso (perlomeno, non le ho dato addosso io).

Per tutta risposta, mi sono trovato ricoperto di improperi assurdi e di critiche perlomeno ingenerose, tra cui l’accusa di essere un pennivendolo, di ammantare di cultura i miei post e probabilmente di essere il responsabile della guerra in Mali, della fame nel mondo e dello scongelamento dei ghiacci antartici.

Chi è dotato di buon senso e mi segue un tantino sa che tutto mi si potrà obiettare tranne queste fesserie, che fesserie sono e continuano ad essere anche a distanza di tempo.

NESSUNO di Flottarmata s’è sentito però in dovere di SCUSARSI, tantomeno la responsabile del gruppo (che tra parentesi, sia detto, è colei che più mi ha coperto di insulti). Infatti, le scuse sono loro dovute, a prescindere, anche quando a loro non s’è fatto niente.

Ieri, però, Flottarmata, o meglio quello che del gruppo resta, ha veramente valicato il limite della decenza. Mentre il gruppo postava su facebook una foto dell’appena defunto Califano, qualcuno, sempre affiliato del gruppo, veniva a insultare l’interpretazione da parte di Valerio di una canzone del genio romano, che non a caso definirei, visto che perlomeno lo conosco, avendolo ascoltato tutto, il più grande poeta italiano della seconda metà del Novecento.

Ieri, Flottarmata, con quei reiterati interventi, costruiti sul nulla, se non sull’essere biechi, ha dimostrato pochissima considerazione per il lutto. Mentre io cercavo di ricordare a tutti che in un momento simile era meglio il silenzio, c’è stato chi ha continuato a versare (e continua imperterrito a versare) il proprio fiele.

Ho l’impressione che qualche volta la vergogna dovrebbe fermarci dal far prevalere le nostre frustrazioni sul buon senso e sul rispetto di ciò che è sacro, perfino dei morti.

Con questo chiudo. Di Flottarmata non parlerò mai più: e penso onestamente che il silenzio che loro invocano tanto per il loro ex idolo cadrà prima, molto prima, sul loro operato.