La mia prima reazione, quando si tratta di futili polemiche, è rabbiosa; poi, ci ripenso e mi viene da ridere. E stavolta, vista la qualità dell’intervento, la risata mi è venuta perfino allegra.

Ok, avevo detto che non avrei postato più su “quelli là”. (A proposito, non seguirò “Amici”, anche quest’anno troppa puzzoneria, non a caso la camionista è del gruppo). Ma stavolta mi viene troppo spontaneo. Cioé, per una battuta io potrei anche uccidere. Stavolta non posso farne a meno.

In ordine, sembra che io

a) blateri parole inutili (peccato per la sintassi, ma si sa, non è la sintassi il merito maggiore di chi estende i suoi commenti verso la mia povera persona);

b) non ho da fare niente nella mia vita (l’espressione è un po’ più colorita, ma io sono gentile);

c) “loro” non mi calcolano (l’espressione utilizzata è un po’ più colorita, ma come sopra; poi, sul post aggiungono i simpaticoni: “…e ogni riferimento è puramente voluto”, ma onestamente non si capisce a chi si debba fare riferimento, visto che a me han fatto riferimento prima e dopo e durante… ci sarà un altro obiettivo polemico? Mah…);

d) sto cercando di farmi pubblicità per il mio spazio, definito “mestruato limbico”;

e) sto facendomi bello con i ragazzini “di sesso maschile” (sic, perché, com’è noto, ci sono anche i “ragazzini di sesso femminile”, e tutti noi li conosciamo, evitandoli).

Per i punti a), b) e c), potrei dire: specchio riflesso. E sarei sul loro stesso piano. Che dire, infatti, di “poveretti” che verificano che Alessandra e Valerio giocano entrambi a ruzzle e pensano che dietro ci sia un complotto giudaico-massonico per favorire il nuovo quiz di Gerry Scotti? Potrei elencare loro la quantità di persone che giocano a ruzzle. Se sono tutte corresponsabili, le prigioni patrie non basterebbero…

Quanto al fatto di farmi pubblicità, ahimé, non ho mai pensato di fare di questo spazio “mestruato limbico” una macchina da soldi. Forse avrei dovuto: ora avrei da pagare un avvocato, ad es.

Quanto al fatto di pensare ai “ragazzini”, ahimé, non ci pensavo nemmeno quando avevo vent’anni. Sono scompagnato da chissà quanto tempo. In amore ho la fortuna di un cammello zoppo abbandonato nel deserto. Non sono disperato, però: nella musica e in questo spazio, ancorché “mestruato limbico”, credo. E onestamente ne ho un disperato bisogno, vista la qualità dei miei ultimi tentativi di rapporto.

La musica è un po’ come Dio: non ti abbandona mai, non ti delude, continua ad amarti.

Capisco, invece, che qualcuno abbia perso la speranza: è normale, a questo mondo. E capisco perfino che possa attribuire così i propri atteggiamenti a qualcun altro (nel caso, tentare di arrivare a Valerio). Io non ho mai partecipato ad un concerto di Valerio. Credo di averlo votato una volta a Sanremo. Non l’ho mai conosciuto. Non gli ho mai chiesto, dunque, nemmeno un autografo né ho tentato di convincerlo a farmi lavorare con lui.

Non ho mai nemmeno parlato con lui. Cavoli. Come stalker di ragazzini (ma nel caso di Valerio potremmo parlare anche di uomini), sono poco abile.

Ma d’altra parte sono “mestruato limbico”, mica si può avere tutto dalla vita, no?

Ma, poi, che cavolo vuol dire “mestruato limbico”? Passi per il mestruo, anche se la mia virilità è tale che nessuno potrebbe anche solo lontanamente definirmi “femminile” (preciso che non ho niente contro chi lo è: mai giudicato una persona con tanta omofobia… ma “quelli là” non erano tanto aperti su quel fronte? Ah, forse era facciata…). Ma che cavolo vuol dire “limbico”?

Sono andato a cercare una maniera per giustificare l’aggettivo, ma al massimo può significare, in anatomia, “marginale”. Oppure indicare il “sistema limbico”, ma anche quello che cosa ha a che fare con le mestruazioni?

Se qualcuno fosse in grado di aiutarmi, lo apprezzerei. Altrimenti, mi sa che derubricherò quest’ennesimo attacco come una ca**ta qualunque.