E qualche volta, come i poveri che mendicano amore sui lati delle strade, come le cure che si astengono dal medicare i cuori feriti, mi chiedo se è tutto destino o una ria fantasia quella per la quale io mi trovo così, sempre con gli occhi nel primo cane randagio, sentendomi come quello (o lui) senza futuro o senza compagnia.

E allora mi domando: ma, se tu eri con me, perché hai incrociato la frontiera di altri corpi?

E perché hai tentato l’abisso di altri baci?

Non era difficile spiegarmi che l’amore era cambiato, che tu eri innamorato di un’altra fantasia, di qualcosa che non sapevi nemmeno raccontare precisamente a te stesso. E forse nella mia piccola gioia di innamorato ti avrei perfino creduto e capito: e forse avrei detto che non c’era niente da aggiungere e che potevi fare quel che volevi della tua esistenza, anche farne letame per i maiali.

E forse avrei anche continuato ad amare il ricordo di tante bugie che sembravano vive, di stelle che sembravano brillare nel cielo delle rinunce. E forse sarei stato perfino felice a pensarti felice con qualcun altro, che poteva, magari, anch’essere migliore di me.

Ma ora, spiegamelo tu, come potrò tornare a ripensarti con gioia? Come potrò rivederti, magari, in quegli incontri assurdi che talora capitano, e nemmeno così infrequentemente, e ricordare nei tuoi occhi le tue belle parole, o le notti passate a pensarti?

Come potrò non negarmi che è stata tutta una perdita di tempo.

Sempre che tu stessi con me.