Tuo, sono stato tuo. Eppure ci conoscevamo tanto poco. E ora vorrei raccontarti che la mia casa è sempre lì, tra i miei dubbi e le mie gelosie.

E non sono stato io la cura, ma tu nemmeno ti sei impegnato più di tanto. Se solo fossi rimasto un po’ di più, qui per me…

Avessi una ragione per dimenticarti, potrei ricominciare, di nuovo, eternamente, come faccio da anni. Eppure sei sempre lì: sei sempre la stessa persona, con diversi occhi e diverse mani e diverse parole. Ma sei sempre uguale a te stesso.

Sei sempre l’egoista che vanitoso non spiega i suoi modi, che non chiarisce le sue parole, che non ne ha, perché è ormai tutto chiaro. E io sempre qui, sempre solo, a piangere e scrivere, fin da quando ho ricominciato e di nuovo.

E passa il tempo e me ne serve sempre di più per mentirmi ancora: avessi una ragione per tornare indietro, per rincorrerti, per prendere quel maledetto treno ancora una volta.

E rifarò sempre gli stessi percorsi della mente e scoprirò ancora d’essere tradito e deluso e il mio cuore in inverno resisterà al freddo e troverà ancora un’altra persona, che rimarrà per quel po’ di tempo prima di deludermi.

E non è che io sia tanto pretenzioso: mi bastavi perfino tu, coi tuoi difetti, che amavo, con le tue mancanze, che chissà come riuscivo a completare. Ma non bastava a te: a te che sei sempre la stessa persona che con me fa l’amore per poi finire tra le braccia di chiunque altro, o per volerlo, anche senza riuscirci.

E un giorno, forse, tra le mie lacrime di ieri e di sempre, potrò riguardarmi senza notare il rossore degli occhi, e forse ritroverò quello che non ho mai avuto.

E forse il tempo che passa ha anche un senso. E forse i giorni che passano sono una ragione sufficiente per volare, o per tentarci almeno ancora.