Soporifera puntata di “Amici”. Non si salva quasi niente, a parte Debora, che appare irresistibile soprattutto in coppia con Anastacia. Televisivamente parlando, la puntata è senza ritmo: i commenti dei tre giudici sono irritanti nella loro genericità, uno dei tre non dice nemmeno tre parole di seguito. Il supergiudice, Matthew McConaughey al confronto sembra un oratore ciceroniano. La staffetta tra Emma e Moreno, tra i bianchi, è patetica; Miguel Bosé non azzecca, dall’altra parte (quella blù), nemmeno un periodo in italiano corretto.

Il tutto dà l’impressione della tragica farsa. Non servono nemmeno gli ospiti a dare maggiore vivacità ad un carrozzone senz’arte né parte, nel quale le personalità dei ragazzi (quest’anno scelti con più intelligenza) sono schiacciate da gigantismi inutili e genericità impressionantemente fastidiose. Mai un guizzo, mai un testo originale, mai una parola che riesca ad apparire epica (come vorrebbe). Di seguito, alcune perle.

E le poltrone? Maria dimentica i divani della Ferilli tra i suoi saluti iniziali. Attimi di disagio con la ex amica, che si sente “scontata” come i suoi sofà.

Da camionista a farfalla. Emma dimostra di aver imparato lo spagnolo parlando a Miguel Bosé: “Te quiero mucho mucho”. Per chiedere la strada le serviranno tre mesi di corso intensivo.

Magari è anche il nostro. “Mi ci butto io in sacrificio” dice, con il suo italiano corretto, Miguel Bosé, quando sceglie di entrare in campo.

Multi-outing. Miguel Bosé duetta con Renato Zero: esulta l’Arcigay.

Sì, la vita è tutto un quiz. “Se non ci sono concorrenze, non si va da nessuna parte” (Renato Zero, dopo la sua imperdibile performance accanto a Miguel Bosé).

Sorpresa: arriva Moreno. Non se l’aspettava nessuno, non se l’è filato nessuno. Parte del pubblico esulta: così finalmente Emma sparirà.

Ma non è Miss Italia. Debora canta e non sembra nemmeno lei. Cosa le han fatto, a parte toglierle gli occhiali? Le avran spianato i pedicelli.

Insomma viva i molluschi. “Voglio schierare una perla rara” (Miguel Bosé, prima di mandare Oskar al patibolo).

El referendum. “Aprite la sensibilità nel quoro” (Miguel Bosé sul solito noiosissimo “Corsaro” di Oskar).

Nepotismi. “Non potevo contraddirti” (Moreno a Maria).

Ma molto acute, eh. “Come rane che gracidano” (Boskov, su twitter, sulla performance di “Somebody to love”).

Come rana che muta è. Fondamentale l’apporto di Denny Lahome alla comparata di canto. (Quasi più apprezzabile del resto).

Come rana che se sta muta meglio è. Sara imita il pesce palla durante “Somebody to love”.

E ora anche il plurale maiestatis. “Abbiamo appoggiato per un secondo la cartellina” (Moreno, su se stesso, fa l’imitazione mal riuscita della Marrone, poiché è poco virile – lui, non la Marrone).

A farlo ancora, diventi marcio. “Da qui bisogna soltanto crescere” (Miguel Bosé filosofeggia, ma spero non parli di se stesso).

Sarà che avete la stessa espressività. “Ho subito il fascino del palo” (Luca Argentero su una performance di ballo sul cubo).

E dire che pensavo fosse la cipolla. “E’ solo un programma” (la lapalissiana Maria all’appena eliminato Giacomo, che nemmeno ha ballato in finale).

E un incubo per tutti gli altri. “Un sogno che si realizza” (i Modà, poco enfatici, sul loro tour).

Il triangolo sì, l’avevo considerato. “L’anno scorso hai messo di mezzo anche i Modà” (un intrigante Miguel Bosè si rivolge, insinuante ad Argentero).

Il macho è l’altro (non Emma). “Moreno dà per scontato che è sotto” (Maria su Moreno).

Nuove metafore crescono. “C’ho il cuore in pugno” (Miguel Bosé a proposito del muscolo più importante che ha).

Sì, quello del plagio. “Un mondo parallelo” (Luca Argentero sui Carboidrati).

 

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