Non era mia intenzione parlare di Valerio Scanu a “Tale e quale”. Devo ancora fare pace con la mia prima impressione, cioé che quella dell’imitatore sia una strada e quella del cantante un’altra. Ora non ne sono più convinto. Valerio ha fatto cose mirabolanti, cantando in modo strepitoso. Nessuna sbavatura, nessuna difficoltà. Ed è stato sempre se stesso, pur omaggiando gli artisti che ha messo in scena.

E’ stata la sua una prova d’attore, prima ancora che di cantante, o forse meglio d’artista. Ha dato prova di avere colto i particolari, i piccoli “tic”, perfino le imperfezioni, senza scimmiottare, come han fatto altri, ma “interpretando” con chiarezza, nel suo modo personale, restando Valerio, mentre diventava qualcun altro.

E, a differenza di altri (vale la pena di ribadirlo), è rimasto sempre se stesso, pur mettendosi nei panni altrui con sottile abilità: una prova d’amore e di rispetto verso coloro che ha imitato, non lo squallido “compitino” fatto da altri, squallido non per mancanza di bravura (tutto sommato, a parte Alessandro Greco, gli altri mica sono imitatori e nemmeno aspirano a diventarlo), ma per mancanza di “cuore”.

E così, ho rivisto in televisione (e di questo mai si potrà ringraziare abbastanza Carlo Conti, che ci ha visto lungo) quel talento puro e cristallino, che è in grado di prendere la lezioncina che deve imparare in una settimana e farla diventare un saggio di filologia grazie a quell’ostinazione che è tanto parte del suo carattere, ma che è anche e soprattutto segno del suo essere un grande artista.

Forse è per questo motivo che tanto ha destato scalpore il fatto che Mr Scanu sia arrivato secondo. Non è tanto per gli esiti delle diverse prove, nemmeno per la classifica taroccata dal voto scambiato tra i protagonisti gli uni con gli altri, non per le parole urticanti che la Goggi gli ha dedicato in quest’ultima puntata (forse poteva andarci meno pesante, ma chissà… magari non ha gradito la sua imitazione, che forse improvvidamente Valerio ha pubblicato online proprio prima della finale).

E’ perché, forse, come al solito, Valerio dovrebbe essere fuori gara. Perché è mortificante metterlo sullo stesso piano di altri, che invece avranno lavorato duramente, magari dimostrando anche qualche capacità nel campo, ma senza quel tocco di genio, che solo a lui e a pochi altri riesce sempre ed immancabilmente.