Nina Zilli, “Sola”: un blues senza infelicità, “Sola”, che racconta di una donna che preferisce restare in beata solitudine, visto che non ha spazio per il proprio compagno, non è esattamente un pezzo originale, ma piuttosto di maniera. La Zilli è un’interprete raffinata e assai a suo agio in questo genere (anche se il finale è stato impreciso in questa serata), ma le parole non sono imperdibili. Tuttavia, i blues sono generalmente così: degli ingredienti tipici a sorpresa manca proprio il disagio, sostituito da un sorriso a metà bocca. Voto: 7 SOLA MA CONTENTA

Marco Masini, “Che giorno è”: veterano del festival, che ha vinto ben due volte, inseguito da una fama non particolarmente generosa, Masini è invecchiato, la voce un po’ imbolsita, tanto che il pezzo è molto giocato sulla colloquialità e su uno stile poco sanremasco e ancor meno cantato. Nonostante la premiata ditta Camba-Coro, che lo ha aiutato nel confezionare il pezzo, qui c’è poco da mettere nella colonna dell’avere: il tutto appare scontato in una canzone d’amore, nemmeno troppo disperato, ma giocato sul sussurro. Un po’ poco per un ritorno che poteva e doveva essere trionfale. Voto: 6 SMETTI DI NON SMETTERE

Anna Tatangelo, “Unica”: forse la voce migliore finora in questo Sanremo dalle poche emozioni, eppure una canzone assai brutta, dalla linea melodica poco riconoscibile e piuttosto urlata che altro, dal testo senza guizzi, ancora della premiata ditta-Modà, premiata per modo di dire, naturally. Fidarsi così e fallire un appuntamento che è sempre importante è davvero un peccato per un’artista che dovrebbe guardare dentro casa per trovare un autore e non cercarli fuori, soprattutto tra quelle penne che danno solo dispiaceri. Se finisse tra i “trombabili”, che il povero Conti chiama “in bilico”, sarebbe solo giusto. Una voce del genere, ricca di sfumature, ha bisogno di qualcosa di meglio di certi menestrelli senz’arte né parte. Voto: 4 BELLA SENZ’ANIMA

Raf, “Come una favola”: potrei raccontare cose favolose (scusate il gioco di parole col titolo della canzone) su questo cantante che è un poeta, lo è sempre stato, e sulla sua vita fatta di alti e bassi, la quale me l’ha reso anche più simpatico. Peccato che il suo ritorno a distanza di tempo sul palco dell’Ariston coincida con una canzoncina da ascoltare mentre ci si depila le ascelle. Una tristezza atroce per un uomo che definire straordinario è poco. Voto: 6 UN PRINCIPE AZZURRO MANCATO

Il Volo, “Grande amore”: se vincono loro, il prossimo anno convinco Sabrina Salerno a portare a Sanremo “Buon compleanno a te”, poi le metto accanto un tenore qualunque (basta che sia poco noto e meglio se è un ventenne che compie gli anni proprio durante il festival) – se proprio voglio esagerare, chiamo anche Pupo e vedi che successone che preparo. A parte gli scherzi, per quanto i tre tenorini siano anche relativamente bravi (non perfetti né eccelsi, ma chi lo è stato in queste due giornate di stonature?), la canzone fa oggettivamente vomitare. Versi simbolo nel finale: “Dimmi che sai/ che non mi sbaglierei mai”. Il paroliere dovrebbe essere fucilato. Voto: 3 SONO SOLO PAROLE, MA ALMENO SCEGLILE MEGLIO

Irene Grandi, “Un vento senza nome”: la canzone comincia romanticamente con voce e piano, per poi aprirsi facilmente con gli archi, mentre il testo si fa sempre più pressante, con qualche piccola battuta a vuoto, quando le rime si fanno troppo semplici. Ma in generale la metafora del vento che porta via è un’immagine potente, che fa il paio con la voce limpida, quasi cristallina, qui pochissimo rock di una interprete (e autrice) che invece di quel graffiato aveva fatto la sua impronta. Malinconicamente il vento fa volare via ricordi, emozioni, fors’anche la stessa vita. Voto: 8 ANDAMENTO LENTO

Lorenzo Fragola, “Siamo uguali”: apparentemente, o forse solo all’inizio, malinconica e trattenuta, poi si apre un po’ improbabilmente in un poppeggiare troppo generico e divertito. Qualche verso ha un’impronta decisa e piena (“E’ rancore e mal di testa,/ su una base un po’ distorta”), forse perché opera della penna di Fedez (o di chi scrive per lui), altri sono noiosi e sdruciti (come all’inizio “passerà, stanotte passerà”, che forse avran già scritto in trecentomila). L’impressione è che Lorenzo, seppure qualche merito avrà anche, è ancora troppo giovane e poco maturo vocalmente: stonature ci sono state ed impietose, come a X-Factor, ma là non se ne tiene quasi mai conto. Quel che è peggio è che non c’è interpretazione reale di queste parole, forse anche se scritte, poco sentite. I mezzi sono quelli che sono, gli obiettivi troppo alti, soprattutto se si vuole vincere anche Sanremo. Voto: 5 NN-FACTOR

Biggio e Mandelli, “Vita d’inferno”: marcetta abbastanza idiota, mal cantata o mal sussurrata, con musica da banda musicale (peraltro sullo sfondo), sulle difficoltà del tran tran quotidiano. Già vista, già sentita, già fatta meglio da chiunque. Ci si aspettava una metafora dell’Italia renziana, è venuta fuori una marcetta senza spessore, nemmeno politicamente orientata. Voto: 2 ANDATECI VOI… BERTELLI!

Bianca Atzei, “Il solo al mondo”: una buona cantante, peraltro immotivamente assurta al ruolo di big, quando le sue vendite non sono state mai all’altezza del titolo. Forse sarebbe stato meglio inserirla tra i giovani, visto che è ancora una ragazza. Ma la canzone, seppure ben cantata con gli stessi mezzi tecnici di Giusy Ferreri, è brutta, talmente brutta che guarda caso è nuovamente targata Modà. Io continuo a preferire l’originale all’imitazione. Voto: 3 UNA COPIA DELLA COPIA

Moreno, “Oggi ti parlo così”: è il cantato che gli manca, ma già era così ad “Amici”, dove gli sono state risparmiate le peggiori figure. Però è un rapper sincero, forse anche troppo affettato, retorico – quei tre aggettivi ripetuti di seguito ad es. fanno tanto tentativo aulicheggiante. Però il pezzo funzionicchia, si intuisce (nonostante i suoi sorrisi di rito, del tutto fuori luogo, ma legati al suo nervosismo interno) il significato. E poi, forse, rispetto ad altri fuoriusciti dai talent, e che in questi due giorni han dimostrato tutta la loro pochezza, almeno è un ragazzo modesto. E poi era elegante. Anche quello fa. Poco, ma fa. Voto: 5 1/2 RIMANDATO A SETTEMBRE