Raf, “Rose rosse”: una tragedia. A parte il breve inserto rap, Raf ha stonato dalla prima all’ultima nota. Trattasi, peraltro, non di un pezzo difficilissimo, ma peccato che ci voglia voce. Qui ha latitato. Una figura peggiore non si poteva fare. Voto: 2

Irene Grandi, “Se perdo te”: ritmata rispetto all’originale, il pezzo si rivela graffiante e anche sbarazzino. Buona prova di personalità. La Grandi ha sempre dimostrato di sapersi destreggiare bene con le cover. Bella quella pubblicata del minesco e sontuoso “Come tu mi vuoi”. Voto: 7 1/2

Moreno, “Una carezza in un pugno”: trasformata in un reggae, la celentaniana “Carezza” è completamente snaturata. Anche se piacevole (seppure cantata ben poco da Moreno), presenta uno sgradevole retrogusto, quasi fosse la canna di Bob Marley. Apprezzabile lo sforzo di mantenersi aderente al testo originale, senza sbavare in troppi manierismi rap. Ma si perde in questo ridicoleggiare bamboneggiante quasi tutto il vero gusto del pezzo. Il pubblico mostra di gradire, io meno onestamente. Voto: 5

Anna Tatangelo, “Dio come ti amo”: ha voluto sporcarsi, cantare il trash, spendersi in operazioni commerciali di dubbio gusto, eppure resta la migliore cantante di questo festival. Lo dimostra con una classe che nessun’altra e nessun altro ha avuto in queste giornate. La voce perfetta e teatralmente impietosa ha trasformato il capolavoro di Modugno in un pezzo moderno e intenso. Questa ragazza, ormai diventata donna, è imprendibile. Le altre possono solo ammirarla da lontano. Voto: 9

Biggio e Mandelli, “E la vita, la vita”: trasformata in uno standard, la canzone di Jannacci diventa di una noia mortale, perdendo la sua ingenua ferocia. I due poverini sono talmente fuori posto sul palco che perfino Emma al confronto sembra una cantante. Voto: 3

Chiara, “Il volto della vita”: mamma mia. Non si capisce quale direzione volesse dare al pezzo; è assolutamente latitante l’intenzione. Addirittura risulta robotica nel ritornello: “Il-vol-to-del-la-vi-ta” scandito come al telegrafo (ma chi suggerisce soluzioni tanto cretine?). Imbarazzante. Se fossi in Morgan, mi vergognerei per i prossimi trent’anni. Voto: 4

Nesli, “Mare mare”: calligrafico nel rispetto del pezzo originale, aggiunge poi quel poco di free-style che fa tanto figo. Cantare però è altra cosa, anche se tutto sommato l’esito è quasi gradevole. Peccato per il poco fiato (che pare che sia necessario anche per fare il rap). Voto: 6

Nek, “Se telefonando”: rifare Mina, e con questa canzone così femminile, non è facile, soprattutto se ti chiami Nek e sei un figo spaziale. Può succedere che questo tronco di pino trovi qualcuno che lo rifiuti? Tuttavia, la voce c’è ed è uno spettacolo quasi quanto tutto il resto. Finalmente uno che canta e che non cincischia. Mina è un’altra cosa, ma anche lui mica scherza. Voto: 9

Dear Jack, “Io che amo solo te”: quasi decente, anche se non precisa, la versione del successo di Sergio Endrigo da parte dei DJ, anche se il frontman ha buttato lì il primo finale, prima della parte strumentale, e cannato il secondo, prima del finale. Certo, non c’è molta profondità interpretativa, mentre il testo è fortissimo e intenso. Voto: 6 (di incoraggiamento)

Grazia Di Michele – Platinette, “Alghero”: basterebbe come commento far notare che Platinette è stata piu’ intonata della Di Michele. Assistere alla distruzione di una carriera è talmente triste. Eppure su quel palco la meno donna delle due ha fatto anche figure migliori. Stasera s’è certificato che è meglio che la Di Michele smetta di cantare, prima di coprirsi ancora e ulteriormente di ridicolo. Quella carriera è passata, adesso può restare la scrittura, o al massimo l’insegnamento ad “Amici”. Voto: 2

Bianca Atzei, “Ciao amore ciao”: ha anche una bella voce, questa ragazza, ma l’effetto-Ferreri è sempre dietro l’angolo. Ne segue che tutto questo graffiato dovrebbe essere un po’ moderato. Se lo fosse, sarebbe anche una bella sorpresa. E invece resta sotto tono. Evidentemente è stata consigliata male. In altre occasioni ha fatto una figura migliore. La splendida e patetica “Ciao amore ciao” così diventa un unico urlo, meno intenso di quel che potrebbe essere. Si farà, la Atzei, si farà. Ma ancora non è il suo momento. Voto: 6+

Alex Britti, “Io mi fermo qui”: l’idea è bella, anche bellissima, ma ci vuole ben altra tempra per cantare un pezzo strappa-ugola, da urlare, da gridare con tutta la forza di una voce che a Britti è sempre mancata. Qui addirittura non riesce ad arrivare alla fine dei versi e quindi per evitare di fare la figura del pesce senza aria evita tutte le parole in finale. Quasi peggio oggi che durante la gara. Voto: 2

Lorenzo Fragola, “Una città per cantare”: la strofa, complice la sua linea melodica piuttosto semplice, è interpretata con sufficiente chiarezza; quando si passa al brevissimo ritornello, alla prima difficoltà il Fragolone si perde. Nel complesso, ci si poteva aspettare che si perdesse molto maggiormente in un pezzo non complicatissimo, ma tendenzialmente monotono, visto che va giocato appunto sul crescendo (che in questa versione manca del tutto, vista la scarsa dinamicità dell’interprete). Comunque, meglio qui che in altre occasioni. Voto: 7

Il Volo, “Ancora”: stavolta due su tre hanno stonato alla grande. Nel finale si sono ripresi, ma la prova non vale la sufficienza. I grandi classici devono essere fatti bene, soprattutto quando si è interpreti e di quelli seri, con alle spalle studi e diplomi. Voto: 5

Annalisa, “Ti sento”: mettersi a confronto con i Matia Bazar sarebbe difficile per qualcuno con una voce piu’ potente, se lo fa Annalisa cui scappa anche una stecca atroce la canzone diventa da acuta che era una cosetta minuscola da contralto. Bisogna anche capire che non si può fare tutto e che l’estensione vocale non la si compra al mercato del lunedì ad Arma di Taggia. Voto: 4

Lara Fabian, “Sto male”: tradizionale, ma sentita, intensa, anche se retorica, come deve essere questa canzone terribile e tragica. Senza sbavature, finalmente (forse a parte una imprecisione nel testo subito superata), con la voce spiegata, da vero soprano. Brava, bravissima. Voto: 9

Gianluca Grignani, “Vedrai vedrai”: bravo, stavolta bravo, dopo il brutto incidente canoro della prima serata. Stavolta, non strafà, è concentrato, anche se l’emozione gli incrina la voce in un quasi impercettibile momento. Sente la canzone e dimostra che “non sono finito, sai”. Voto: 8

Nina Zilli, “Se bruciasse la città”: vince il premio per l’acuto piu’ lungo, ma non è così persuasiva. La versione leggermente jazzata del successone di Massimo Ranieri in effetti solo a tratti sembra a fuoco. L’inizio, ad esempio, è terribile – incredibile che una come Nina manchi della sufficiente agilità. Voto: 7

Malika Ayane, “Vivere”: dal sussurro all’acuto, non strappa applausi. Ma è la scelta del pezzo che va stigmatizzata. Non c’entra niente col suo pedigree, non è nelle sue corde. Troppo noiosa. Voto: 6

Marco Masini, “Sarà per te”: non è un motivo troppo facile, non a caso venne ripreso anche da Mina, dopo la quale rifarlo è obiettivamente difficile. Masini ci si trova abbastanza bene, nonostante qualche sbavatura. Però a suo modo arriva al cuore, con la sua voce imprecisa e “cattiva”, e soprattutto ricorda a tutti quel genio spesso incompreso che la portò per primo a Sanremo, tanti anni fa. Voto: 8-