Valerio Scanu e il “ti amo” mai detto

Il Valerio spensierato (e di carattere) dell'”Isola” ogni tanto lascia spazio all’uomo profondo che guarda dentro se stesso e ritrova pezzi disperati della sua identità. Osservarsi così da vicino è un’esperienza difficile, che un artista rischia di ripetere fino al proprio annullamento. La ricerca della propria verità è per chi canta o scrive come un’ansia difficilmente espugnabile. E’ una rincorsa complicata dai propri stessi passi, ma è anche l’unico modo d’essere davvero artista, fino in fondo.

Riconoscersi incapaci di aver detto “le parole più difficili”, come ha fatto Valerio dopo una giornata piuttosto complicata, è un’altra tappa in questo lungo giro della propria anima.

Non ho mai ritenuto difficile, nel mio cuore, esprimere i miei sentimenti. C’era la penna per farlo, anche quando ero un timido ragazzino, come forse continuo ad essere. Ma non mi sono mai vergognato di dire: “ti amo”, perché mi hanno insegnato che ci si vergogna solo quando si fa qualcosa di male e amare, come ha detto meglio di me Sant’Agostino, qualche secolo fa, è sempre giusto a prescindere.

Valerio, sicuramente, riuscirà a trovare il modo per tirare fuori le parole, magari davanti a tante persone sbagliate, prima di trovare quella giusta (e auspicabilmente l’unica). Ci riesce già benissimo con la musica – è solo il tempo che gli manca. Quando avrà modo, come ora, di guardarsi nell’anima, scoprirà che le parole dilagheranno, saranno come un fiume che tutto trascina.

E, se amerà con la stessa intensità di quando canta, temo che molti saranno gelosi di chi avrà la fortuna di sentirsi dire da lui “the hardest words”.