Forse pochi lo ricordano, perché nel frattempo di Alex Baroni s’è fatto un mirabile santino, data la prematura morte. Ma di questo cantante in vita s’è detto e s’è scritto il peggio. Lui si presentava a Sanremo con una canzone difficilissima (“Cambiare”), che innovava completamente il modo di interpretare al festival e che apriva a sonorità moderne (finalmente) e qualcuno (se non erro, l’immarcescibile Luzzatto Fegiz) se ne usciva definendolo: “la Giorgia al maschile”.

Pregiudizi, mascalzonate, commenti al limite dell’indecente: vi ricorda qualcuno? Fu questo il destino di Alex, forse la nostra voce migliore da miliardi di anni, un musicista evoluto, che aveva 31 anni quando fece il suo primo Sanremo e se ne andò quando ne aveva solo 36. Era un gigante, ma un uomo timido, tranquillo: fu il fidanzato di Giorgia (cui era stato affiancato anche in modo più lusinghiero), ma non lo sapeva nessuno. Se ne andò tranquillo, per un tragico errore, ma sempre in punta di piedi.

Quando l’anno successivo al suo primo Sanremo gli fu attribuito un desiderio di vincere la competizione che non era di certo del suo animo d’artista (con l’altra sua hit “Sei tu o lei (Quello che voglio)), tutti gli pseudo-giornalisti, quegli stessi che al suo funerale si fecero ritrarre in posa dolorosa e scrissero di quanto grande fosse il loro cordoglio, prima contribuirono a far vincere qualcun altro e poi gongolarono. Non c’è mai fine alla pochezza umana.

Se Alex (e con lui qualcun altro) fosse nato negli Stati Uniti, sarebbe stato l’idolo delle folle in dieci secondi netti. L’avrebbero invitato in tutti i grandi “show” e avrebbe potuto cantare con la Houston, con Aretha Franklin, con Patty Smith e, se avesse avuto la fortuna di vivere più a lungo (o meglio se noi avessimo avuto tale fortuna), con Amy Winehouse. Invece, qui in Italia non lo capiva nessuno: molti, troppi non solo non capivano il suo immenso talento, ma anche lo ridicolizzavano.

Noi Italiani ci meritiamo quei piccoli nani che escono da “X-Factor”, o le sgallettate che starebbero meglio al “Grande Fratello” che in una sala d’incisione. Ci meritiamo le camioniste prestate alla musica da bar, i “rapper” tatuati che tutti quanti allo stesso modo s’ostinano a trovare le parole giuste per la sigla di “Lupin”.

Ci meritiamo anche che una voce d’angelo come quella che era di Alex, e che in questa settimana Valerio Scanu ha fatto rivivere per qualche minuto, se ne sia andata. Tanto non saremmo stati capaci di apprezzarla, perché, semplicemente, non era musica che si vede, ma solo ed esclusivamente musica che si sente dentro al cuore.