E finalmente piove. Non posso stasera parlare della bellissima, spaventosamente difficile canzone di Valerio. Devo parlare di lui (il mezzo al posto del contenuto), di quanto tempo è passato da quando lo vedevo, coi capelli leonini, ruggire sopra la Di Michele furiosa e sconfitta e oltre i trappoloni delle prove proibitive (che, apparentemente, non finiscono mai, come gli esami di Eduardo). Sembra, a guardarlo oggi, che sia venuto giù un secolo, che siamo entrati dall’Ottocento al Novecento, che il mondo sia cambiato, che tutto sia cambiato.

Ed in effetti tutto è cambiato – anche la sua voce, perfino il suo look, anche il suo modo di porsi davanti al pubblico, alle telecamere. Ma quel che è meravigliosamente incredibile e stranamente coinvolgente è che lui è sempre quel ragazzo che cantava col cuore, che gridava il suo desiderio di autoaffermazione, che sperava di diventare qualcuno e che ho imparato a conoscere ormai tanto tempo fa.

Scrivo prima di tutte le classifiche, perché non me ne potrebbe importare di meno – scrivo d’impeto dopo l’esibizione più favolosa che io abbia visto a Sanremo da centotrentordicimila anni. Scrivo perché non ne posso proprio fare a meno, e chisseneimporta se qualcuno storcerà il naso, o penserà che io sono solo un laudator che scrive per ingraziarsi qualcuno.

Scrivo solo perché stasera, qualche minuto fa, ho visto ancora ruggire il leone, ho visto ancora la stessa passione riflettersi chiaramente in quegli occhi profondi, decisi, in quei gesti che venivano da una volontà impossibile da definire con parole umane.

Ho letto la Musica mescolarsi col Cuore e dire ancora una volta a tutto il mondo a chiare lettere: “Ascoltami, perché non ne puoi fare a meno. Ascoltami, perché in me rifletterai tutto ciò che esiste. Ascoltami, perché io sono chi ti ascolterà”.

Ho letto in Valerio e nelle sue mani che miravano al mio, al nostro cuore ancora quell’incrollabile fede nella Musica e nel suo potere di superare tutti gli ostacoli. Ho letto i sogni realizzarsi e l’utopia diventare realtà. Ho letto che la classifica non può contenere u talento così. Ho constatato che, se Valerio canterà sempre così, non c’è nessuno che potrà resistergli.

Mr Scanu è cresciuto, è maturato, ha superato mille ostacoli, mille difficoltà, mille piccoli e grandi fastidi. Valerio non è più il cucciolone riottoso e ribelle che diceva tutto quello che gli passava nella mente e che qualche volta si sarebbe anche morso la lingua. Quello stesso che, consapevole di se stesso, decideva di uscire da “Amici”, perché aveva esagerato con Garrison. Quello stesso che partecipava a Sanremo con non-chalance fino a salire sul palco e avere palpitazioni tanto forti che noi che lo stavamo a sentire (io me lo ricordo bene, ricordo bene i funambolismi di “Per tutte le volte che”) rischiavamo l’infarto, ad ogni suono. Quello stesso che sceglieva di lasciare da parte la casa discografica, e noi tutti a prenderci una paura tale che nuovamente eravamo lì lì per patire un altro coccolone. Quello stesso che ci prendeva allo sprovvisto e si faceva riprendere nudo (ok, non proprio nudo…) nella vasca a fare imitazioni imperdibili. Quello stesso che finiva a “Tale e Quale”, all'”Isola dei famosi”, quello stesso che cadeva, si rialzava, cadeva di nuovo, si rialzava ancora, indomito, ancora un leone.

Ma stasera io ho soprattutto rivisto ancora una volta quel Valerio che cantava miracolosamente “Listen” all’inizio della sua carriera, che gridava sempre, verso noi, verso tutti, verso il mondo e verso il Cielo, per cercare d’essere ascoltato, solo d’essere ascoltato. Non chiedeva (non chiede) molto: solo il cuore aperto, solo le mani tese a cercare le sue.

E io è come se gliele avessi porte tante volte che nemmeno mi ricordo quando ho cominciato ad essere Scanu-dipendente.

Ed è per questo motivo che io non voglio sperare altro che questo: che Valerio resti quell’anima splendida che la vita ci ha riservato di conoscere, che sia SEMPRE quello di questa sera, e che ci chieda sempre, a suo modo, nel suo angelico modo, di ascoltarlo.

E voglio solo sperare, nonostante i miei dubbi, le mie insicurezze, l’ansia che mi ha travolto per tutta questa serata, d’essere sempre pronto ad ascoltarlo.