Visto l’incredibile successo della prima parte, senza por tempo in mezzo, eccomi a definire una seconda lista di possibili cover per la voce di Valerio. Sono suggerimenti naturalmente modestissimi – alcuni titoli sono, effettivamente, piuttosto cervellotici. Sarebbe stato facile scegliere a caso un pezzo nella discografia di Luther Vandross: sono stato meno scontato, anche se forse proprio ai limiti.

6. Sam Smith, Writing’s on the wall: vincitore di diversi Grammy, cantante lanciatissimo in Inghilterra, Sam Smith è quasi ignoto in Italia. La canzone che ho scelto è quella principale dell’album Spectre che contiene la soundtrack dell’ultimo film della serie di James Bond: è stata disco d’oro anche da noi. Nonostante la tipica allure delle pellicole dell’agente segreto (d’altronde, la Spectre è la sua nemica numero 1 e i fan  si aspettano quel tocco bondiano anche nella musica d’ambiente), è un capolavoro di difficoltà: lo stesso interprete arriva a stento a toccare il Re5 bemolle, con un pericoloso e terribile falsetto (lui stesso l’ha definito “horrible to sing”). Questo pezzo è una sfida tecnica che Valerio potrebbe fare anche ad occhi chiusi, ma il gusto che ci sarebbe ad ascoltarlo in quei dieci secondi varrebbe il costo del biglietto di un intero concerto.

7. Roch Voisine, Ne viens pas: la canzone è la versione francese, pubblicata nel 2005, di un pezzo del cantante canadese Roch Voisine, noto in Italia per alcune partecipazioni al Maurizio Costanzo Show e per essere stato uno degli interpreti di Amore e ghiaccio, la serie tv, vista spesso negli anni Ottanta, sull’hockey, nella quale ha il ruolo di un giocatore (d’altronde, lo è stato anche nella vita reale). La canzone è una ballad su un amore che è finito per un tradimento e che chi ha abbandonato il suo partner pensa di poter far rinascere: la voce poetica è tranquilla e quasi raziocinante, non vuole avere nulla a che fare con chi se n’è andato e, ora, vorrebbe ricominciare, soprattutto perché gli appare senza un reale interesse, non gli sembra essere cambiato davvero né tantomeno aver dimenticato il suo precedente amore: non tornare, se alla fine un giorno dovrai ripartire, così finisce il drammatico e intenso testo.

8. Max De Angelis, Sono qui per questo: siamo a Sanremo nel 2005 e un ex musicista elettronico, Massimo (Max) De Angelis, che nella vita è stato spesso nel mondo dello spettacolo con vari ruoli, scrive un pezzo struggente ed emozionante, Sono qui per questo, che passa quasi del tutto inosservato, ma è un vero capolavoro. Il testo, scritto dall’interprete con Guido Calvetti, una vecchia conoscenza del mondo degli autori della musica contemporanea, racconta di un amore depresso, inequivocabile, difficile, disperato: la voce poetica è in mezzo alle panie di una relazione che è finita da un anno, ma è ancora viva, almeno nel suo cuore. Difficile da interpretare, perché ritmata ossessivamente, velocissima nella strofa, più lenta e riflessiva nel ritornello, questa canzone sarebbe un banco di prova eccezionale per Valerio. Due curiosità: Sono qui per questo è una delle tre o quattro canzoni sanremasche che contiene, tra gli altri lemmi, anche “ca**ate”. Inoltre, pare (almeno così si diceva) che sia stata scritta davvero per qualcuno che aveva spezzato il cuore al De Angelis, tanto che sul palco di Sanremo quest’ultimo cantava nel finale: “Io sono qui per questo, per dirtelo in tv”. L’autobiografismo spiega, in effetti, quel tanto di teatrale, ma anche di terribilmente sincero che le parole evocano, scavando qualche volta anche nel cuore dello spettatore.

 

9. Billy Ocean, There’ll be sad songs (to make you cry): la leggenda vuole che Billy scrivesse questo pezzo quando invitato ad un party vide una donna, nuovamente fidanzata, ascoltando la sua bellissima Suddenly, mettersi a piangere, ricordando il proprio antico amore, rievocatole perfettamente dalla potenza delle parole e delle note del pezzo. Suddenly resta un capolavoro, ma There’ll be sad songs per l’ambiguità della situazione è più complessa. Musicalmente geniale, come quasi tutto quello che Ocean cantava negli anni Ottanta, mette a confronto la voce poetica con la sua donna che si emoziona ascoltando una melodia d’amore, ma probabilmente, come lui stesso si rende conto, solo perché ricorda qualcuno che è sepolto nella sua memoria. Come far coincidere l’amore con il quale la voce poetica investe la sua partner con quello che quest’ultima prova per chi è perso nel passato? Come venire ai patti con la propria irrazionale gelosia? Ci saranno canzoni tristi d’amore che ti faranno piangere, conclude l’interprete, e io ci dovrò convivere.

 

10. Bruno Lauzi, L’aquila: un capolavoro di Battisti-Mogol, cantata da più di un’interprete (si conta tra gli altri anche Mina, per dirne una), ma che, per me, resta incollata a quel piccolo grande uomo che era Bruno Lauzi, il poeta del frigideiro, ma anche della depressione di metà secolo. Non è facile comprendere, come nella tradizione dei pezzi battistiani, quale sia il vero significato de L’aquila: un inno alla libertà, anche dagli amori che incatenano, o all’inquietudine di chi non vuole legarsi a niente, per evitare di diventare “aquilone”? E’ una canzone d’amore o di rinuncia ai sentimenti, pur di evitare i legami che significherebbero progetti di vita? Ma come non vedere in questo slancio verso il futuro un tratto dell’animo di Valerio che sicuramente saprebbe metterlo in voce e magari anche renderlo più facile alla comprensione?

 

Se sono stato d’aiuto, ne sarò felice. E comunque, anche se qualche volta sembro un eremita e non vengo qui a regalare i miei sentimenti per la bella musica, ci sono ancora. E lotto insieme a chi a quella musica offre sempre se stesso.