Ci stavo pensando da anni, in effetti; poi, preso da un momento di grande creatività, ho deciso di mettere per iscritto dieci suggerimenti di canzoni per la voce di Valerio. Magari qualcuna sarà già stata cantata da Mr Scanu (non l’ho seguito anche sotto la doccia, per cui potrei non ricordare qualcosa che ha già effettivamente interpretato), oppure lui ci avrà già pensato (qualche miliardo d’anni fa, sotto mentite spoglie, gli avevo consigliato di ascoltare la colonna sonora di “Smash” e, poi, mi ha tirato fuori una cover favolosa di una canzone di una sua protagonista, Jennifer Hudson…). Insomma, io ci provo: se sbaglio, “mi corrigerete” (sic).

  1. Donny Hathaway, A song for you: ci sono inciampato qualche giorno fa, un po’ per caso, e mi sono innamorato di nuovo di questa canzone favolosa, che in tanti hanno voluto inserire nei loro dischi, ma senza la forza interpretativa di Donny. Per ora, questa versione, che è anche quella originale, non è ancora stata superata. La canzone racconta di un artista che ha avuto una storia d’amore forte ed intensa, ma non le ha mai dato l’importanza che aveva, anche se da quella storia, da quel sentimento nasceva tutta la sua arte. Ora che è diventato, come il testo dice, “migliore”, torna nuovamente davanti al suo grande amore, dedicandogli melodia e parole. Siccome, nella versione di Hathaway, fratello della sua voce è il piano, e un piano che jazza allegramente e si tuffa in una scala cromatica che nemmeno l’interprete ha voluto provare ad imitare, mi sono immaginato cosa potrebbe fare Valerio.

 

2. Christina Perri, The lonely: scritta alle due del mattino dall’interprete, in preda alle lacrime, The lonely è meno famosa di Jar of hearts, ma musicalmente più emozionante. E’ la storia, tristissima, di una donna che convive con un amore che la lascia continuamente da sola, assieme alla personificazione della sua stessa solitudine, appunto il fantasma che dà il nome alla canzone stessa. La Perri raramente ha scritto con tanta intensità e drammaticità, dando corpo ad un sentimento condiviso da tanti, quello della mancanza anche quando in teoria essa nemmeno dovrebbe esserci. Immaginata come una lettera (nel video, la melodia è preceduta dal suono dei tasti battuti di una macchina da scrivere), sarebbe un pezzo perfetto per la voce piena e soul di Valerio. Anche in questo caso, gran spazio, anche nella versione originale, al piano, l’amico-amante di Mr. Scanu.

 

3. Fiorella Mannoia, La lettera che non scriverò mai: un pezzone della mia adolescenza, mai sentito troppo in radio (anzi, per la verità quasi mai), eppure venuto fuori dalla duplice firma di Enrico Ruggeri e Riccardo Cocciante. L’atmosfera dell’arrangiamento originale è, in effetti, molto anni Ottanta (d’altronde, viene da “Canzoni per parlare”, album del 1988, un capolavoro che contiene brani dei più grandi cantautori amici della Mannoia). La canzone racconta di una lettera che non sarà mai scritta, rivolta con nostalgia ad un amore che se n’è andato, senza guardarsi indietro, mentre chi canta è in mezzo, probabilmente, ad un trasloco, forse fatto proprio per andarsene da quei luoghi che sarebbero stati ricchi di troppe memorie. L’immagine di chi si è perduto, però, nonostante la confusione che il ricordo porta con sé, è malinconica e allegra insieme: allegra di una strana felicità che si riaccende alla fine di una lunga giornata senza fine, annegata ormai nel tramonto. Non credo che sarebbe un problema per Valerio cantare una canzone tanto orientata sul femminile: la sua sensibilità lo ha fatto avvicinare a Mina, alla Martini. Sarebbe un bel banco di prova.

 

4. Manuel Mijares, Si me tenias: scritta dal peruviano Gian Marco, autore di tantissime hit in America Latina e cantata dal gigantesco messicano Mijares, che è stato ospite e in gara a Sanremo nel 1990 ad esibirsi nella versione spagnola de La nevicata del ’56, è un’altra ballad voce e piano, meravigliosa nella versione anche del suo autore. Si tratta di un pezzo difficilissimo per via della sua ampia estensione e anche per il fatto d’essere stato pensato più per la voce leggera di Gian Marco che per quella più corposa e bassa di Mijares. Si me tenias racconta un amore sfortunato, maledetto e che ha lasciato non desiderio, non affetto, ma solo risentimento e desiderio di vendetta, espressi perfettamente da Manuelone (che, peraltro, stava divorziando, se non erro, per cui conosceva tutto perfettamente). Sarei molto curioso di vedere come una voce duttile come quella di Scanu affronterebbe una canzone in spagnolo (volendo, mi offro per tradurla!) e di questo livello di complessità (sia emotiva sia vocale).

 

5. Mick Ronson, The empty bed: versione rock di una canzone italiana molto famosa e di grande impatto, la baglioniana Io me ne andrei, che ha avuto molte e bellissime cover, tra cui quella in francese di Rita Pavone (che al tempo collaborava proprio con Baglioni per il mercato transalpino) e quella più recente di Gilda Giuliani (che ebbe l’onore di avere come seconda voce proprio quella di Baglioni). La versione originale prevede una forte presenza di una seconda voce, che dev’essere all’altezza della prima, ma più grave, mentre Ronson bypassa sostanzialmente il problema. Anche in questo caso si tratta di una canzone molto triste e intensa. Racconta l’ansia dei giorni spesi senza senso tra due persone che si sono amate ed ora si cercano, vorrebbero ritrovarsi, ma anche fuggire, lontano, da un sentimento che non funziona più, che si è rotto nel profondo, che ormai ha perso significato e slancio. I piatti da lavare, gli oggetti in disordine, la sensazione di sprofondare, tutto è orientato a raccontare quasi in diretta la dissoluzione di un rapporto che prende solo slancio nel momento in cui sembra voler finire.

 

A domani, o a tra qualche giorno per gli altri cinque suggerimenti.

 

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